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Storia e tradizione della Masseria Ferrucci


Al centro del Parco Nazionale del Matese si trova l’azienda agricola Masseria Ferrucci. Ci troviamo nel cuore dell’alto casertano, ai confini con il Molise, in una zona integra sia dal punto di vista paesaggistico che culturale, attraversata dal prestigioso fiume Volturno e dominata dal monte Matese. La masseria è incastonata in quella parte della Campania conosciuta come Campania Felix, grazie alle caratteristiche ambientali estremamente favorevoli, come la fertilità delle acque del Volturno e la ricchezza dei suoli, dovute alle eruzioni del Roccamonfina e dei Campi Flegrei, che hanno conferito ai vini una componente organolettica e mineralista unica.
Ma la storia di oggi affonda le sue origini nel passato. Con il famoso editto del 1775, i Borbone vietarono a chiunque di passare nei tenimenti della zona del Monticello, nel comune di Piedimonte d’Alife, per proteggere una vigna di circa 27 moggi dedicata alla produzione del famoso Pallagrello, l’uva destinata alla produzione del vino a consumo della famiglia reale. L’editto prevedeva il divieto di transito, a pena di multa. Grazie a questa misura, i vigneti di Pallagrello si sono preservati nei secoli e la famiglia Ferrucci poté continuare a coltivare i propri vigneti, garantendone la bontà tramandata di generazione in generazione.
La passione per questi vitigni spinse il re Ferdinando IV di Borbone a creare la leggendaria Vigna del Ventaglio, situata ai margini dei giardini della Reale Delizia di San Leucio, nota anche per la manifattura della seta. Questa vigna sperimentale rappresentava tutte le varietà più pregiate coltivate nel Regno di Napoli, allora il più esteso della penisola italiana.


Il territorio e i vigneti della Masseria Ferrucci


La nostra vigna si trova ad Alife, a circa 300 metri sul livello del mare, esposta a sud e baciata quotidianamente dal sole. La pendenza delle dolci colline favorisce il drenaggio del terreno e contribuisce a una composizione umica profonda.
Masseria Ferrucci: Nel corso degli anni, la coltivazione nella Masseria Ferrucci si è concentrata su produzioni che si sono adattate al territorio e al microclima locale. Oggi vengono coltivate solo due varietà: il Pallagrello Bianco e il Camaioľa, 2 vitigni autoctoni ed unici che, nei secoli, hanno contribuito a creare un terroir inimitabile. È interessante notare che, nelle feste della reggia di Caserta, i Borbone offrivano agli ospiti più graditi proprio il Pallagrello, considerato il loro miglior vino.
Il lavoro delle generazioni passate è stato tramandato nel tempo. Dal 2016, si è intrapreso un percorso di rigenerazione agronomica, recuperando le vecchie piante, reimpiantando con materiali selezionati e curando ogni dettaglio del suolo. L’obiettivo è produrre un vino autentico, che ricordi l’uva e la giovinezza, come quella volta in cui si andava in vigna a giocare, quando i nonni ci facevano pestare l’uva con i piedi durante la vendemmia e ci offrivano quel nettare magico, dal sapore di uva.


Produzione, pratiche enologiche e vini della Masseria Ferrucci


Selezione dei vigneti: Il vigneto, di poco più di un ettaro, è gestito manualmente, senza irrigazione, per mantenere un controllo naturale e sostenibile. Sono coltivate solo varietà autoctone come il Pallagrello Bianco e il Camaiola che riflettono il carattere unico del terroir.
Gestione del suolo: si praticano sovesci autunnali/invernali di leguminose, crucifere, graminacee e aromatiche per nutrire il terreno e rafforzare la biodiversità.
Certificazione biologica: Già ottenuta con ValorItalia, con un percorso di conversione biodinamica in corso, per rafforzare il legame tra vigna e natura.
Pratiche enologiche: Minimalismo in cantina — fermentazioni spontanee senza lieviti selezionati, niente filtrazioni o scorciatoie industriali, macerazioni sulle bucce anche per i bianchi, affinamenti lenti e rispettosi.
Cantina: Attualmente sono 2 i vini che vengono prodotti dalle nostre uve: IL QUINTO ELEMENTO e il KAMAYO’. Il Quinto Elemento è un Pallagrello Bianco in purezza, vino di punta della Masseria, vitigno autoctono e raro prodotto in pochi comuni dell’alto Casertano, macerato sulle bucce (6 gg nell’annata 2023 e 2024), con fermentazione spontanea senza aggiunta di lieviti, e 10 mesi circa di affinamento in bottiglia. Le bottiglie sono numerate, nel 2023 ne avevamo 911, nel 2024 abbiamo invece prodotto 2001 bottiglie. Il Kamayo’ è un Camaiola in purezza, vitigno autoctono e in via di estinzione, recuperato negli ultimi anni, prodotto esclusivamente nel Sannio, tra le province di Caserta e Benevento, comunemente conosciuto come Barbera del Sannio. Prodotto senza aggiunta di lieviti o prodotti chimici, è un rosso sincero imbottigliato per la prima volta nel 2024 in 520 bottiglie numerate.